domenica 5 febbraio 2017

L'isola del tesoro

Ho sempre seguito un percorso di lettura molto diverso da quello dei miei coetanei. Come ho raccontato qui, durante le elementari tutti leggevano Vampiretto e io invece no; alle medie ricordo le mie compagne di scuola parlare di Harry Potter, mentre io ci sono arrivata qualche anno più tardi; verso la fine delle superiori c'è stata un'ondata e diversi amici lessero, a distanza di pochi mesi gli uni dagli altri, 1984 e Il ritratto di Dorian Gray, mentre io di quel periodo ricordo con entusiasmo Huysmans, Tanizaki, Salgari. Ecco perché sto cercando di recuperare tutte quelle letture che in genere si fanno da ragazzi e che io ho saltato a piè pari.

Uno di questi libri è indubbiamente L'isola del tesoro, con cui ho fatto finalmente conoscenza l'anno scorso.

Robert Louis Stevenson, L'isola del tesoro,
 Milano, Garzanti, 2007.

Anche se avevo già letto Stevenson molti anni fa (La freccia nera e non mi ricordo quasi più niente), mi sono stupita di cinque cose:

1- la grande capacità di Stevenson di caratterizzare i personaggi tramite i dialoghi. Ancor più delle descrizioni fisiche, il loro modo di parlare fa capire immediatamente il tipo di persona che si ha di fronte: 
preciso ed essenziale il pragmatico dottor Livesey:
Essere stato soldato significa qualcosa, ma ancor di più essere un medico. Nel nostro lavoro non c'è tempo per i tentennamenti. (p.115)
conciso e senza peli sulla lingua il capitano Smollett:
"Benissimo", disse il capitano. "Ora stammi a sentire tu. Se verrete uno alla volta, disarmati, mi impegno a mettervi tutti ai ferri e a riportarvi in Inghilterra dove avrete un regolare processo. Se non lo fate, il mio nome è Alexander Smollett, ho issato la bandiera del mio sovrano, e vi vedrò tutti in fondo al mare. Voi non riuscirete a trovare il tesoro. Non sapete governare la nave, perché tra voi non ce n'è uno che sappia governare una nave. Non riuscirete a sconfiggerci: Gray, lì, se l'è svignata in barba a cinque dei vostri. La tua nave è bloccata, capitano Silver; sei stato sbattuto dal vento sugli scogli e te ne accorgerai. Questo è quanto ho da dirti; e queste sono le ultime parole gentili che avrai da me; perché, in nome del cielo, la prossima volta che ti incontro ti ficcherò una pallottola nella schiena." (p.139)
sempre pronto a minacciare o a ingraziarsi gli altri quel carismatico voltagabbana di Silver:
"Sta a sentire, però; tu sei giovane, certo, ma sei furbo come una volpe. L'ho capito appena t'ho visto, e ti voglio parlare da uomo a uomo".
Potete immaginare come mi sentii all'udire questo abominevole vecchio mascalzone adularlo con le stesse parole che aveva usato con me. Se avessi potuto, credo che l'avrei ucciso attraverso il barile. Intanto continuava, senza immaginare che ci fosse qualcuno ad ascoltare.
"Senti com'è con i gentiluomini di ventura. Fanno una vita dura e rischiano la forca, ma mangiano e bevono come galli da combattimento, e alla fine una crociera in tasca mica hanno due spiccioli, macché: centinaia di sterline, hanno. Certo, per lo più se ne vanno tutte in rum e un po' di bella vita, poi di nuovo in mare con addosso solo la camicia. Ma io non faccio così. Io metto via tutto. Un po' qui, un po' là, e mai troppo da nessuna parte, per non destare sospetti; ora ho cinquant'anni, e ascolta quello che ti dico: quando torno da questo viaggio mi metto a vivere di rendita. [...] E come ho cominciato? Da marinaio semplice, come te!".
[...]
"I gentiluomini di ventura", ribattè il cuoco, "di regola si fidano poco tra di loro, e fanno bene, ci puoi scommettere. Ma io ho un mio sistema, eccome se ce l'ho. Se un compagno - uno che mi conosce, voglio dire - molla il cavo dell'ancora, si ritrova all'altro mondo, lontano dal vecchio John. Ce nerano certi che avevano paura di Pew, e certi che avevano paura di Flint; ma Flint, lui, aveva paura di me. Proprio così, paura - e sì che era un tipo orgoglioso. Era la ciurma più turbolenta che si sia mai vista su una nave, quella di Flint; il diavolo in persona avrebbe avuto paura ad andare per mare con loro. Bene, ora ti dico una cosa - io non sono uno che si vanta e tu stesso hai visto quanto sia di compagnia - : ma, quando ero io il timoniere, i vecchi bucanieri di Flint erano a dir poco degli agnellini. Insomma, sulla nave del vecchio John puoi stare tranquillo".
"Be', sai che ti dico?", replicò il ragazzo, "prima di parlare con te, John, questa storia non mi piaceva per niente, ma ora, qua la mano".
"Sei una ragazzo coraggioso, e sei anche sveglio", rispose Silver, stringendogli la mano con una stretta così vigorosa da far tremare tutto il barile, "e non ho mai visto un ragazzo più portato a diventare un gentiluomo di ventura".
A questo punto avevo cominciato a capire il significato di quei termini. Chiaramente, per gentiluomo di ventura intendevano né più nè meno che un comune pirata, e la scenetta che mi era capitato di sentire non era che l'atto finale della corruzione di uno dei marinai onesti - forse l'ultimo rimasto a bordo. (pp.77-78)
"Stammi bene a sentire, Jim Hawkins", disse, sussurrando con una voce appena udibile, "sei ad un passo dalla morte e, cosa ben peggiore, dalla tortura. Mi faranno fuori. Ma, bada bene, io ti difenderò qualsiasi cosa dovesse accadere. Non ci avevo pensato per niente, prima; no, finché non hai parlato in quel modo. Ero disperato all'idea di perdere tutto quel gruzzolo e di finire per giunta impiccato. Ma ho capito che sei in gamba. Mi sono detto: tu da' una mano a Jim Hawkins, John, e Hawkins la darà a te. Tu sei la sua ultima carta e, per tutti i fulmini, John, lui è la tua! Schiena a schiena, dico io. Tu salvi il tuo testimone e lui ti salverà il collo!". (p.195)
ingenuo e positivo lo Squire Trelawney:
Ho acquistato la nave che è già stata armata. [...] L'ho avuta attraverso il mio vecchio amico Blandly, il quale si è rivelato in tutto e per tutto un gran brav'uomo. Questo tipo formidabile ha letteralmente lavorato come uno schiavo nel mio interesse, così come, si può dire, hanno fatto tutti a Bristol, appena hanno avuto sentore di quale fosse il porto verso cui faremo vela - vale a dire il tesoro.
[...]
Blandly in persona ha trovato la Hispaniola e, conducendo le trattative in modo assolutamente ammirevole, l'ha avuta per una sciocchezza. Vi sono persone a Bristol che nutrono assurdi pregiudizi contro Blandly. Giungono addirittura a sostenere che questo onest'uomo per i soldi farebbe qualsiasi cosa, che era lui il proprietario della Hispaniola e che me l'ha venduta ad un prezzo ridicolmente alto: una smaccata calunnia.[...]
Era l'equipaggio, invece, a preoccuparmi. [...] dopo un gran penare ero riuscito a metterne insieme non più di una mezza dozzina, finché il più incredibile colpo di fortuna non mi ha fatto trovare proprio l'uomo che ci voleva.
Me ne stavo sulla banchina quando, per puro caso, mi sono messo a chiacchierare con lui. Ho scoperto così che un tempo era stato marinaio, che aveva una taverna, che a Bristol conosceva tutta la gente di mare e che a terra ci aveva rimesso la salute e voleva un buon impiego come cuoco per tornare a navigare. Quella mattina, disse, si era trascinato fin lì zoppicando per sentire l'odore di salmastro.
Mi sono terribilmente commosso - lo stesso sarebbe accaduto a voi - e, per pure compassione, l'ho ingaggiato su due piedi come cuoco di bordo. Si chiama Long John Silver e ha perso una gamba, m questa io la considero una nota di merito, dato che l'ha perduta servendo il suo paese, sotto l'immortale Hawke. Non ha una pensione, Livesey. Rendetevi conto in che tempi esecrandi viviamo!
Ebbene, credevo di aver trovato solo un cuoco, invece ho scoperto un intero equipaggio. Tra Silver e me in pochi giorni abbiamo riunito una compagnia dei più coriacei lupi di mare che si possa immaginare - non belli da vedere ma, a giudicare dalle facce, gente dallo spirito veramente indomito. Dico, potremmo affrontare una fregata.
Long John si è anche sbarazzato di due dei sei o sette che avevo già ingaggiato. Gli è bastato un minuto per convincermi che erano proprio il tipo di lavativi d'acqua dolce da cui bisognava tenersi alla larga in un'avventura così impegnativa.
(p.52-53)
mentre lo stralunato Ben Gunn parla con frasi spezzate, confuse e ripetute:
"Allora, compagno, com'è che ti chiami?".
"Jim", gli dissi.
"Jim, Jim", fa lui, apparentemente molto soddisfatto. "Bene, allora Jim, la mia vita è stata così turbolenta che arrossiresti solo a sentirla. Ecco, per esempio: tu, a vedermi, non diresti che ho avuto una madre pia, non è vero?", domandò.
"Be', no, non particolarmente", risposi.
"E invece sì", disse lui, "lo era - e molto. [...] Ma è stata la provvidenza a farmi finire qui. Su quest'isola deserta ho potuto riflettere a lungo, e sono tornato ad essere devoto. Non mi pescherai più ad assaggiare del rum; a parte, ovviamente, un dito, così, alla salute, alla prima occasione. Sono deciso ad essere buono, e so come farò. E, Jim", aggiunse guardandosi intorno e proseguendo con un filo di voce, "sono ricco".
Ero ormai convinto che quel poveretto fosse impazzito per la solitudine e immagino che questa convinzione mi si leggesse in faccia, visto che continuava a ripetere, sempre più accalorato, la stessa frase:
"Ricco! ricco! ti dico"
[...]
"Be', Jim, tre anni sono stato qui e non un boccone di cibo da cristiani in tutto questo tempo. Ma ora, guarda; guardami. Ti sembro un marinaio semplice? No, dirai. E infatti non lo ero, dico io".
E così dicendo strizzò l'occhio e mi diede un pizzicotto forte.
"Basta che tu dica queste parole al tuo Cavaliere, Jim", continuò, "proprio queste parole qui: 'e infatti non lo era'. Per tre anni è stato l'unico uomo su quest'isola, notte e giorno, con la pioggia e col sole; e qualche volta, magari, si inventava una preghiera (dirai tu), e qualche volta, magari, pensava alla sua vecchia madre, se era viva (dirai tu) - per lo più il tempo di Gunn (questo è quello che dirai) - per lo più il suo tempo era occupato da un'altra questione. E poi gli darai un pizzotto, come questo".
E mi pizzicò di nuovo in modo fin troppo amichevole.
"Poi", continuò, "poi prendi e gli dici così: Gunn è un brav'uomo (tu dirai), e si fida ben oltremodo più - 'ben oltremodo', ricordati - di un gentiluomo nato che di questi gentiluomini di ventura, essendolo stato anche lui".
"Va bene", dissi, "non ho capito una sola parola di quello che avete detto."
(pp.105-108)

2- l'enorme influenza che ha avuto questo romanzo sull'immaginario colelttivo relativo alle avventure piratesche. Mappe con croci rosse e tesori nascosti, gente di mare con ogni sorta di handicap fisico (a partire dalla gamba mancante), isole sperdute in climi caldi, il pappagallo come animale domestico, l'indole insubordinata, avida e lazzarona dei pirati, le grandi quantità di alcolici che consumano (rum compreso). E' assurdo pensare a quanto di stevensioniano ci sia nell'idea che oggi abbiamo dei pirati, sembra quasi che li abbia inventati lui!

3- il modo in cui i personaggi parlano di Flint e di Silver. Flint, defunto capitano della ciurma che ora segue Silver, era grandemente temuto. La sua collera era di certo micidiale (si suppone che da solo abbia fatto fuori ben sei dei suoi uomini solo per nascondere per bene il tesoro senza lasciare testimoni). Tutti lo odiavano, non ce n'è uno che si dispiaccia per la sua orrenda dipartita e il rispetto che gli usavano in vita era dovuto al timore delle ripercussioni in caso avessero osato sfidarlo o contraddirlo (un tipo di rispetto che non vale niente perché muta in rivolta alla prima difficoltà e non a caso il pappagallo di Silver si chiama Capitan Flint). Eppure Flint temeva Silver, di grado inferiore. Le caratteristiche principali di quest'ultimo sono la furbizia e soprattutto il carisma: è un trasformista in grado di convincere le persone con pantomine, parole e grandi doti d'attore, è in grado di salvare la pellaccia capovolgendo a suo vantaggio ogni situazione. Sembra destinato a seguire le orme di Flint, ma il suo essere pieno di risorse lo esenta da tale destino.
"Immagino che abbiate sentito parlare di questo Flint?"
"Sentito parlare!" esclamò il Cavaliere. "Sentite parlare, dite! Era il bucaniere più sanguinario che abbia mai solcato i sette mari. In confronto a Flint, Barbanera era un bambino. Gli spagnoli avevano una tale paura di lui che, vi dico, a volte ero orgoglioso che fosse inglese. Ho visto con questi miei occhi, al largo di Trinidad, le sue vele di gabbia, e quel codardo figlio di una botte di rum che comandava la nave su cui viaggiavo rientrò - capite, amico mio?, rientrò a Port of Spain".
(p.43)
"Non è un uomo qualunque, Barbecue", mi disse il timoniere. "Da giovane ha studiato, e quando vuole sa parlare come un libro stampato. E che coraggio! Un leone non è niente a confronto di Long John! Io l'ho visto agguantare quattro uomini e sbattergli le teste una contro l'altra - e lui disarmato".
Tutta la ciurma lo rispettava e gli ubbidiva. Aveva la capacità di saper parlare con tutti e di trovare il modo per rendersi utile a ciascuno.
(p.72)
"Ah, Flint - quello sì che aveva cervello! A parte il rum, non s'è mai visto nessuno come lui. Non aveva paura di nessuno, quello, a parte Silver - eh, Silver era al suo livello". (p.129)
Inoltre, la grande amicizia tra Silver e Jim, di cui avevo sentito parlare in più di un'occasione, semplicemente non c'è, Jim e Silver non sono amici, si parano le spalle quando necessario e solo perché non c'è altro modo di restare vivi. In compenso entrambi nutrono ammirazione per il coraggio dell'altro. Questo non mi impedisce di adorare comunque Il pianeta del tesoro della Disney, dove l'amicizia tra Silver e Jimbo c'è eccome ed è, anzi, cardine della storia (e trasformare Ben Gunn in un robot svitato è stato un colpo di genio u_u);

4- Jim Hawkins, o meglio il modo in cui gli altri personaggi lo trattano. Tecnicamente Jim è un ragazzino, avrà 13 o 14 anni. E' sveglio e piano d'iniziativa e spirito d'osservazione. E' lui che trova la mappa, che avverte dell'arrivo dei pirati, che scopre per primo l'ammutinamento, che dà retta a Ben Gunn, che smaschera la natura mutevole di Silver. E' vero, fa tutte queste cose, ma è pur sempre un ragazzino, quasi un bambino, eppure gli altri personaggi, tutti adulti, lo trattano da loro pari: Jim è da subito coinvolto nella spedizione per il ritrovamento del tesoro, non ci sono mai dubbi sul fatto che lui partirà con Livesey e Trelawney abbandonando la madre e il lavoro alla locanda per un'avventura rischiosa per mare, da cui non si sa se né quando tornerà. 
"Se abbiamo l'indizio di cui parlate, armo una nave nel porto di Bristol, prendo con me voi e il nostro Hawkins e avrò quel tesoro, dovessi metterci un anno per trovarlo". (p.43)
Tutte le lettere con le quali viene organizzata la partenza sono indirizzate anche a Jim, è parte attiva della spedizione. Nessuno dubita della sua discrezione o della sua capacità di mantenere i segreti, in primis il luogo di sepoltura del tesoro. Nessuno pensa che trascinarsi dietro un ragazzino in un viaggio lungo e arduo sia un peso, né che Jim sarà inutile o starà tra le scatole dei "grandi". 
"Questo giovane Hawkins è un tipo in gamba, mi sembra di capire". (p.42)
Della parola di Jim ci si può fidare: quando rivela dell'ammutinamento al dottor Livesey, al cavalier Trelawney e al capitano Smollett, non c'è né uno che non si fidi di lui, anzi, si fidano ciecamente di quello che riuscirà a scoprire. 
"Jim, qui", disse il dottore, "può aiutarci meglio di chiunque altro. Gli uomini di fidano di lui, e lui ha spirito d'osservazione".
"Hawkins, ho in te una fiducia prodigiosa", aggiunse il Cavaliere.
(p.88)
E, come già detto al punto precedente, anche Silver ammira il suo coraggio, lo reputa un avversario di tutto rispetto. 
Nessuno, nell'intero libro, si comporta con Jim come fosse un bambino, lo trattano tutti da adulto responsabile. Sarà uno dei motivi per cui generazioni di ragazzini hanno adorato questo libro (oltre alla massiccia dose di rischio e avventura che nella vita reale non avrebbero mai potuto gustare)?
"Ora, Hawkins, spiegalo tu al capitano com'è andata. Tu sei solo un ragazzo, certo, ma sei un tipo sveglio. L'ho capito appena sei entrato". (p.60)
L'idea di dubitare di Hawkins non ci sfiorò nemmeno; piuttosto, temevamo per la sua vita. (p.113)
5- il clima dell'isola. Attingendo al succitato immaginario piratesco, pensavo ingenuamente che l'isola del tesoro si trovasse da qualche parte in America centrale o comunque nella fascia tropicale, con grandi caldi afosi, palmizi ed entroterra ricoperti di foresta pluviale. Ora, effettivamente, in un delle ultime pagine viene citata l'America meridionale (senza comunque offrire una collocazione precisa dell'isola), ma gli altri indizi del romanzo fanno pensare a tutt'altra location.
Mi sono divertita a mettere insieme tutto quello che si sa dell'isola per immaginare dove potrebbe trovarsi:
- non si sa quanto dura il viaggio, sicuramente diversi giorni, ma non abbastanza da decimare abbondanti provviste di cibo, acqua dolce e alcolici, anzi, Trelawney tiene un barile sempre rifornito di mele sul ponte della nave in modo che chiunque ne voglia possa servirsi a suo piacimento, quindi il cibo non è razionato, non marcisce e dura ben oltre lo sbarco sull'isola, così come rum e vino, anche se i pirati ne tracannano in quantità;
- la geografia dell'isola prevede colline boscose, un monte e ampie zone acquitrinose (zeppe di zanzare e di malaria);
- alla fauna e alla flora dell'isola vanno ascritti anatre selvatiche, capre e serpenti a sonagli; giunchi, salici, abeti, querce castagnole, pini e lecci. Praticamente niente di tropicale tranne le spiagge sabbiose e quelle le abbiamo anche noi europei.
Ma allora dove sta l'isola? Abbastanza lontano da dover navigare per diversi giorni e da sapere che non si trova lungo rotte commerciali, in un posto abbastanza caldo da far sudare i personaggi manon nella fascia equatoriale, altrimenti non ci sarebbe quel tipo di vegetazione. Forse non dall'altra parte del globo rispetto a Bristol, dove ha inizio il viaggio.
La butto là: potrebbe essere un'isoletta delle Azzorre, magari. Lassù nell'Atlantico, abbastanza vicino all'Europa. Sterili ragionamenti of course, ma mi sono divertita lo stesso a speculare XD


Quanto a lui, bevve un lungo sorso e parlò con inaspettata solennità.
"Per trent'anni", disse, "ho solcato i mari, e ho visto il bene e il male, il meglio e il peggio, il tempo buono e quello cattivo, le scorte esaurirsi e, subito, saltar fuori i coltelli, e non so che altro. Ebbene, ti dirò, non ho mai visto nulla di buono venire dalla bontà. Chi mena per primo, questo mi piace; i morti non mordono; così la vedo - amen, così sia".
(p.175)

Una breve e divertente avventura con ben più di quindici uomini e una sola bottiglia di rum :)

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